Cos’è la Total Physical Response?

La Total Physical Response (TPR) è un metodo creato dallo psicologo americano J. Asher negli anni ‘70. Con le sue ricerche, Asher osservò che la maggior parte delle interazioni che i bambini hanno con i genitori combinano aspetti verbali e fisici. I bambini rispondono fisicamente al linguaggio dei genitori e i genitori rinforzano le risposte dei bambini attraverso nuovo linguaggio.

Ogni volta che usiamo dei giochi di comunicazione non verbale, come indicare gli oggetti, trovare gli oggetti, connettere gli oggetti, utilizzare il proprio corpo per esprimersi come nei giochi drammatici o musicali oppure nei giochi che comportano movimento fisico, come simon says, green light/red light ecc. , in realtà stiamo usando il metodo TPR.

E’ uno dei metodi più efficaci nell’acquisizione della lingua inglese perché permette di acquisire vocaboli e strutture attraverso gesti e movimenti creando un’atmosfera rilassata. I bambini non vengono forzati alla produzione della lingua ma esposti ad una serie di input linguistici che verranno poi usati anche per la produzione, quando il bambino si sentirà pronto.

Come funziona?

L’insegnante fornisce agli studenti un input verbale costituito da comandi al quale essi rispondono fisicamente, con comportamenti non verbali, in pratica eseguendo i comandi dati; in questo modo si favoriscono l’ascolto e la comprensione della lingua piuttosto che la produzione forzata della stessa. I “comandi” da utilizzare possono essere semplici come “open the door/close the door” oppure  lunghe sequenze di azioni (swim, dance, shake you hips, clap your hands, stand up, sit down, touch your nose …) e comportamenti diversi (happy, sad, hungry….). I comandi possono essere in sequenza, contenere tempi verbali diversi, forme negative, sinonimi o contrari, espansioni più o meno lunghe e complesse, per proporre un input linguistico sempre variato.

Perchè è importante?

Il TPR consente a tutti i bambini di esprimersi in modo autonomo e creativo durante la lezione, includendo anche quei bimbi che si trovano nel “silent period” ovvero quella fase di silenzio dove il bambino non produce la lingua ma sta comunque acquisendo informazioni. Allo stesso tempo, l’insegnante ha un feedback immediato dell’avvenuta comprensione del messaggio da parte di tutti i bambini, anche da parte di quelli che non sono pronti ad esprimersi nella seconda lingua.

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